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30 Luglio 2010 07:20

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Internet for Peace

Assegnereste ad Internet il Nobel per la Pace?

logoWwwInternetForPeaceSi può pensare di assegnare il premio Nobel per la Pace non ad una persona, non ad un’organizzazione, ma… ad Internet? E’ quanto propone la rivista Wired Italia che ha avviato il progetto Internet for Peace, il cui obiettivo è -appunto- promuovere la candidatura di Internet al Premio Nobel per la Pace 2010.
A sostegno dell’idea figurano tra gli altri Shirin Ebadi (prima iraniana a vincere il Premio Nobel per la Pace nel 2003) e il professor Umberto Veronesi.
La proposta si basa sulla convinzione che Internet costituisca un potentissimo strumento di democrazia e che la comunicazione globale veicolata attraverso la Rete sia il mezzo più efficace per superare barriere di tipo politico e militare, per diffondere la conoscenza e per affermare la cultura della collaborazione e della condivisione.
E’ stato creato un sito web dedicato, www.internetforpeace.org, dove è possibile trovare tutti i dettagli del progetto e aderire al movimento internazionale che si propone di candidare Internet al Nobel per la Pace 2010.

 

Questo il “manifesto” dei promotori dell’iniziativa:
“Abbiamo finalmente capito che Internet non è una rete di computer, ma un intreccio infinito di persone.
Uomini e donne, a tutte le latitudini, si connettono tra loro, attraverso la più grande piattaforma di relazione che l’umanità abbia mai avuto.
La cultura digitale ha creato le fondamenta per una nuova civiltà. E questa civiltà sta costruendo la dialettica, il confronto e la solidarietà attraverso la comunicazione.
Perchè da sempre la democrazia germoglia dove c’è accoglienza, ascolto, scambio e condivisione. E da sempre l’incontro con l’altro è l’antitodo più efficace all’odio e al conflitto.
Ecco perchè Internet è strumento di pace.
Ecco perchè ciascuno di noi in rete può essere un seme di non violenza.
Ecco perchè la Rete merita il prossimo Nobel per la pace.
E sarà un Nobel dato anche a ciascuno di noi”.

 

Non mancano, però, le critiche negative, anche dall’interno della Rete stessa.
Ecco cosa afferma il blogger Nicola Mattina:
“La campagna organizzata da Wired per assegnare il premio Nobel per la pace a Internet mi sembra strumentale e poco condivisibile. All’inizio, mi disturbava molto il fatto che fosse promossa con delle immagini in cui il marchio di Wired era così predominante da far pensare che si trattasse di una pubblicità della testata. Adesso è stato fatto un passo indietro, ma l’iniziativa continua a non convincermi.
Il motivo è molto semplice: il premio è sempre stato assegnato a delle persone, singoli o gruppi, ben individuate. Con un nome e un cognome. Ed è corretto che sia così. Deve essere così.
Proporre un premio per tutti quelli che usano la Rete significa diluire all’infinito il senso simbolico del premio e include anche chi usa la Rete per un motivo contrario alla pace. Penso ai censori dei regimi dittatoriali, ma anche ad aziende occidentali come Yahoo! che – almeno in passato – non si è fatta troppi scrupoli a collaborare con le autorità cinesi pur di mantenere una presenza commerciale in quel Paese.
Se si vuole dare il premio Nobel a chi ha dimostrato di saper lanciare ponti tra culture differenti e di incentivare il dialogo e il reciproco rispetto attraverso la Rete, lo si dia alle comunità di Wikipediani sparse in giro per il mondo”.

 

…E aggiunge Giacomo Dotta su Webnews.it:
“Ogni giorno deploriamo chi stigmatizza il Web come strumento di pirateria, di pedofilia o di razzismo. Internet non ne può portar colpa poiché semplicemente trasmette il messaggio che qualcuno ha prodotto.
Ogni giorno urliamo la necessità di avere una rete nella quale non vi siano giudizi di valore, ove ogni bit sia uguale all’altro, affinché la Rete possa rimanere neutrale e nessuna sovrastruttura possa regolarne il flusso.
Ogni giorno abbracciamo questo eccezionale strumento cercando il giusto equilibrio tra potere e controllo, calibrando le parole per fare in modo che il World Wide Web possa crescere in modo sano e forte.
Ogni giorno abbiamo questa battaglia di fronte: contrastare gli usi sbagliati della Rete ed allo stesso tempo negare ogni etichetta o grado di valore. Internet è uno strumento, punto. Nel bene e nel male.
Per questo non si può ora accettare la proposta di vedere assegnato a Internet il Nobel per la Pace. Non perchè non si apprezzi la bontà dello strumento, anzi. Però accettare l’attribuzione di un valore significa compiere un passo in una direzione sbagliata. Internet non è “bene” così come non è “male”: ambasciator non porta pena. La Rete non è un mondo di pacifisti così come non è un covo di pedofili: la Rete è semplicemente il più grande degli strumenti che abbiamo a disposizione, il più grande moltiplicatore delle idee e la più grande fucina di contenuti culturali esistenti. La bontà delle idee e del profilo culturale, però, non è qualcosa che può essere attribuito al Web, in nessun caso. La sua meraviglia, anzi, è proprio nella commistione di caratteri e di nature, commistione che costringe al dialogo ed al confronto e che in questo involontario minestrone crea l’essenza rivoluzionaria che si porta nel DNA.
Lasciamo crescere la Rete in qualità di strumento. Lasciamo che rimanga nella sua fredda neutralità, nel suo splendido isolamento tecnico. Lasciamo alla scienza quella che è una tecnologia rivoluzionaria, senza in questo indicare alcunché: il cambiamento sarà buono nella misura in cui verrà piegato al bene comune. Considerare la Rete come una unione di persone, significherebbe premiare una comunità eterogenea, tenuta assieme da uno strumento che nella sua opera non formula giudizi: unisce il buono con il cattivo, fa da megafono all’Unicef come ad Al Qaeda, commistiona popoli e genti e questa opera è tanto meravigliosa quanto asettica.
E’ persin troppo facile ricordare come Alfred Nobel fu l’inventore della dinamite: è questo il caso più emblematico di quanto uno strumento non possa essere giudicato per il modo in cui viene usato. Se si accettasse poi l’eventualità di un giudizio di valore sulla Rete (ma è già in questo passaggio il peccato originale inaccettabile), occorrerebbe attribuire alla Rete anche il Nobel per la Medicina, o magari un domani quello per la Letteratura, o quello improprio per l’Economia: in tutti questi ambiti la rivoluzione dettata dal Web è sconvolgente ed i vantaggi enormi.
Si potrebbe approfondire ulteriormente la questione. Questa presa di posizione non vuole negare il significato enorme che la Rete sta ricoprendo nella rivoluzione in atto. Al tempo stesso non si vuol certo ignorare il senso comunitario che la Rete sta creando sul pianeta, portando su di una piattaforma unica miliardi di persone, milioni di comunità, centinaia di idiomi ed un’infinità di differenze. E nemmeno si vuol sminuire il valore di una iniziativa che promuove in ogni caso la Rete e le sue virtù: poche ce ne sono, ben venga ogni inno al Web ed alla sua propagazione (e ben venga il coraggio di chi vi impegna tempo e risorse). Ma il nostro discorso va oltre questi riconoscimenti.
Con il tempo il modello culturale della Rete potrebbe creare l’idea di un mondo unito nel quale le diversità saranno più propense ad incontrarsi che non a cercare motivi di scontro: è una dinamica propria del medium che diventa messaggio. Ma anche quel giorno non sarà merito della Rete: la Rete avrà solo permesso all’uomo di mettersi alle spalle modelli culturali stratificatisi nel passato, quando divisioni e distanze erano la piattaforma su cui prendeva corpo l’umano istinto alla sopravvivenza. La Rete veicola il buono così come veicola il male, e salda deve rimanere la certezza per cui in nessun caso alla Rete possa essere attribuita alcuna responsabilità in merito: questa è la vera neutralità…”.

 

Si schiera a favore dell’iniziativa, invece, il sito Avoicomunicare:
“Avoicomunicare è nato nell’Agosto 2008 con l’idea di incarnare su internet lo spirito Gandhiano di apertura e dialogo non violento tra le persone, un blog che ha sempre avuto grandissima attenzione sui temi dell’ambiente, dei rapporti tra culture, dell’integrazione e della costruzione dei processi di pace.
Per questo motivo anche noi sosteniamo l’iniziativa di Wired, per la candidatura di Internet al Premio Nobel per la pace: secondo noi Internet è la dimostrazione che parlare liberamente, ascoltare gli altri, confrontarsi, può cambiare il mondo.
Per questo avoicomunicare.it continua a dar voce alle idee, ai pensieri e alle iniziative che costruiscono il futuro.
Oggi anche attraverso le testimonianze di quanti sostengono Science for Peace, avoicomunicare conferma il suo impegno per il dialogo, l’integrazione e la Pace”.

 

Così Riccardo Luna, direttore di Wired Italia:
“Dobbiamo guardare ad Internet come ad una grande community in cui uomini e donne di tutte le nazionalità e di qualsiasi religione riescono a comunicare, a solidarizzare e a diffondere, contro ogni barriera, una nuova cultura di collaborazione e condivisione della conoscenza. Internet può essere considerato per questo la prima arma di costruzione di massa, in grado di abbattere l’odio e il conflitto per propagare la democrazia e la pace. Quanto accaduto in Iran dopo le ultime elezioni e il ruolo giocato dalla Rete nella diffusione delle informazioni altrimenti prigioniere della censura sono solo l’ultimo esempio di come Internet possa divenire un’arma di speranza globale”.

 

Il dibattito è appena cominciato…

Stefano Rita - martedì 05 gennaio, 2010

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