RICHARD GERE MANIFESTA PER IL TIBET
La fiaccola olimpica lascia gli Stati Uniti, ma la attendono nuove proteste
La fiaccola olimpica atterra domani a Buoenos Aires nella speranza che il peggio per lei sia passato. Se gli organizzatori erano consapevoli, già prima della partenza, che ci sarebbero state delle manifestazioni pro Tibet lungo il cammino, nessuno avrebbe immaginato che la fiamma venisse addirittura spenta, come accaduto pochi giorni fa a Parigi. Lo spettacolo andato in scena a San Francisco, poi, è stato un vero pugno nello stomaco. Mentre alle pacifiche manifestazioni di protesta partecipavano numerose star, fra le quali Richard Gere, certamente non un attivista pro Tibet dell'ultima ora, i tedofori hanno corso la loro staffetta praticamente di nascosto, sono stati costantemente circondati da una nuvola di poliziotti ed il tragitto è stato modificato di continuo.
Che senso ha - si chiedono in molti - compiere il tradizionale giro del mondo della fiaccola olimpica in questo modo? Certamente i manifestanti sono riusciti a sensibilizzare la popolazione mondiale, soprattutto in occasione delle tappe a Londra e, subito dopo, a Parigi dove gli attivisti di Reporters sans frontières hanno issato la loro bandiera nera con i cerchi olimpici raffigurati come delle manette sulla Tour Eiffel, sugli Champs Elysées e sul municipio, insieme a quella del Tibet. Tuttavia lo stesso movimento di protesta rischia ora di ottenere l'effetto opposto a quello voluto, vale a dire quello di inimicarsi una buona fetta dell'opinione pubblica. Una cosa infatti è accompagnare l'intero tragitto della fiaccola con manifestazioni di protesta, altra sono i tentativi di fermare la corsa del simbolo delle Olimpiadi, con l'aggiunta di scontri fra attivisti pro Tibet e pro Cina.
Cresce il "partito" di quelli che pensano che i giochi si dovrebbero svolgere regolarmente e che tutti gli atleti dovrebbero andare a gareggiare, cosa che a quanto pare non potrà in ogni caso essere impedita dal movimento di protesta, mentre dovrebbero essere i rappresentanti politici a non andare, se si vuole dare un segnale forte contro l'oppressione del Tibet. Lo stesso Dalai Lama si è espresso contro il boicottaggio. Sarebbe poi auspicabile che ci si ricordasse non solo del Tibet, ma anche delle altre situazioni analoghe presenti nel territorio cinese ma prive di appeal mediatico. In ogni caso, Pechino ha confermato che il percorso della fiaccola olimpica continuerà senza alcuna variazione, compreso il passaggio a Lhasa del 20 e 21 giugno. Lì il movimento pro Tibet rischia davvero di ottenere l'effetto contrario a quello voluto, in altre parole che la protesta si ripercuota a discapito della popolazione locale. Speriamo che non ciò non avvenga.
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