PECHINO 2008 E LE MULTINAZIONALI
I motivi della scelta e le tardive prese di posizione
Il presidente Usa George W. Bush e' tornato a chiedere liberta' di espressione, in Cina, per le fedi religiose. Praticamente tutto il mondo sta facendo pressioni sulla Cina, come se solo ora, in occasione delle Olimpiadi, ci si fosse accorti di cosa succede nel paese del Sol levante. Si', ma in che modo si ''fanno pressioni''? Con vuote parole, tardive e prive di efficacia. Il fatto e' che la scelta di Pechino non e' stata affatto casuale. La Cina rappresenta per le multinazionali un mercato enorme da conquistare e l'evento sportivo sara' il momento cardine di questa conquista commerciale.
Del resto, e' inutile farsi illusioni: se non ci sono interessi economici, e' difficile che qualcosa si muova. Farebbero bene a ficcarselo in testa anche gli attivisti per i diritti umani in Cina ed a cambiare prospettiva. Il successo commerciale per le multinazionali occidentali sara' maggiore se a beneficiare del boom economico cinese sara' un numero sempre maggiore di persone. Per fare questo, i cinesi dovranno avere stipendi migliori, piu' tempo libero e maggiore liberta' di costume e di espressione. Solo gli interessi economici dei grandi brand internazionali potranno, poco a poco, scalfire dall'interno la rigidita' del regime.
Le affermazioni ''forti'' che arrivano in questi giorni da vari personaggi politici, magari cercando di far ricadere sugli atleti responsabilita' che non li dovrebbero riguardare, possono ottenere il solo effetto di portare una maggiore visibilita' al politico stesso. ma nessun risultato nella realta' cinese.
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