OBAMA E L'OMBRA DEI CLINTON
Nonostante le dichiarazioni dei leader, i ''simpatizzanti'' democratici sono divisi
Fino a poche settimane fa sembrava che non ci fosse storia nelle elezioni presidenziali Usa e che Barack Obama sarebbe certamente diventato il primo inquilino afroamericano della Casa Bianca. Invece gli ultimi sondaggi registrano il pareggio con John McCain, se non addirittura un sorpasso da parte del repubblicano nelle intenzioni di voto degli americani. Cosa è successo? Senza dubbio, le infuocate primarie fra Hillary Clinton e Barack Obama hanno fatto diventare i due candidati democratici i protagonisti assoluti dell'attenzione mediatica ed il senatore McCain, rimasto nell'angolo, poteva contare soltanto sulla base acquisita dei repubblicani, senza scaldare gli animi. Ora, l'onda lunga delle primarie è finita e, anzi, la battaglia senza esclusione di colpi contro Hillary sembra aver indebolito Obama.
Infatti, per avere la meglio l'afroamericano ha insistito nel proporsi come il "nuovo", opposto per questo motivo alla moglie dell'ex presidente, ma in tal modo non ha potuto creare un legame, agli occhi dei potenziali elettori democratici, fra sè ed i successi dell'amministrazione Clinton. Successi interrotti, sempre restando dal punto di vista dei democratici, dalla presidenza di Bush figlio. Non aiuta il fatto che alla convention di Denver sia Hillary che Bill siano saliti sul palco per esortare a votare uniti per Obama. Anzi, gli applausi ottenuti dai coniugi hanno dimostrato quanto i due siano ancora influenti nel partito ed hanno risollevato il dubbio che Hillary avrebbe potuto essere la candidata migliore. Del resto, il duello fra i potenziali candidati alla Casa Bianca si è deciso sul filo di lana.
Insomma, non è affatto scontato l'appoggio ad Obama da parte dei "simpatizzanti" del Partito Democratico, tantomeno degli indecisi, e nemmeno di tutti gli attivisti del partito, poiché quasi il 30% di coloro che hanno scelto Hillary alle primarie si dichiarano propensi a votare per McCain. La lotta fratricida delle primarie ha creato una frattura difficile da risanare ed il repubblicano incarna la garanzia di un presidente americano "standard", forse senza grandi sogni ed idee per la testa, ma al tempo stesso senza far correre all'America rischi inutili. Si tratta pur sempre del Paese più potente del mondo, nonostante i suoi problemi: perché cambiare? Inoltre, sono in molti a pensare che Obama, pur presentandosi come un innovatore nella politica estera e sociale, non potrà mantenere le sue promesse una volta eletto.
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