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HIV: UN INCUBO, MA ERA UN ERRORE

HIV: UN INCUBO, MA ERA UN ERRORE

Per anni ha creduto di aver contratto il virus, rovinandosi la vita. Ora il risarcimento

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15/05/2008, Stefano Rita

La vicenda pubblicata questa mattina su Repubblica.it sta ribalzando su diversi siti. Nel 2000 un 35enne di Bologna scopre, tramite la diagnosi fatta dal laboratorio di analisi chimico-cliniche dell'ospedale Maggiore, di essere sieropositivo. Rimane chiaramente agghiacciato e non sa spiegarsi come può aver contratto il virus. Non riesce a confidarsi con nessuno, abbandona il lavoro presso lo studio legale di famiglia, lascia la ragazza e, alla fine, fugge via anche dalla sua città. Per tre anni si sottopone ai test ogni sei mesi, ma non viene iniziata nessuna terapia perché, gli dicono, la carica virale nel sangue è ancora troppo bassa.

La svolta arriva quando conosce una ragazza che lo convince a ripetere il test, al policlinico Sant'Orsola. Il risultato è negativo. Ma a quanto pare i problemi non sono finiti, perché l'uomo non riesce a liberarsi dall'ansia e ripete il test in continuazione, anche se il risultato è sempre negativo. Va in cura da uno psicologo.

Infine, assistito dal fratello avvocato, chiede un risarcimento per il danno esistenziale subito. L'errore poteva essere appurato molto prima se i medici, riscontrando che il virus non faceva "progressi", avessero verificato la validità del risultato del primo esame. Ora, la sentenza gli riconosce un risarcimento di 200mila euro, contro i 2 milioni richiesti.

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