GIANFRANCO FINI PRO ISRAELE
Bruciare la bandiera dello Stato ebraico e' peggio dell'aggressione di Verona?
Questa volta Gianfranco Fini, neo Presidente della Camera dei Deputati, ha esagerato. E affermarlo non significa essere antisionisti, cerchiamo di non cadere in questo tranello. A Torino si sono verificati negli ultimi giorni due episodi molto gravi: durante il corteo del Primo maggio, alcune persone hanno bruciato bandiere israeliane ed americane e, in occasione della Fiera del Libro al Lingotto, ci sono state delle manifestazioni antistraeliane. A parte il fatto che si trattava sempre di un numero irrisorio di persone, gli episodi sono da condannare senza alcun dubbio; ma perché Fini si è dovuto sbilanciare fino a dire che tali eventi sono più gravi di ciò che è successo a Verona? A Verona un ragazzo è stato ucciso a calci da un branco di assassini. E che fossero militanti di estrema destra poco importa. Siamo convinti che ciò non abbia importanza nemmeno per Fini.
Il Presidente della Camera ha voluto in questo modo attaccare la sinistra radicale, che dietro alla critica nei confronti del governo d'Israele celerebbe l'odio razziale nei confronti degli ebrei, e rendersi ancora più simpatico alla comunità ebraica italiana. Ma a nostro avviso, così facendo ha solo dimostrato di soffrire ancora di un radicato senso di colpa per le leggi razziali del fascismo.
Praticamente tutta la carriera politica di Fini è stata orientata ad allontanarsi da quella terribile eredità, che nessuno peraltro gli attribuisce più. La svolta ci fu a Fiuggi, con la nascita di Alleanza Nazionale sulle ceneri del MSI, per creare un partito moderato, democratico e "di governo". Da lì iniziò un cammino che si concluse dieci anni più tardi, nel 2003, quando l'allora Ministro degli Esteri andò in visita in Israele e, con tanto di kippà sulla testa, nel suo discorso mise il fascismo fra i mali assoluti, proprio per via delle "infami leggi razziali" e per l'appoggio al nazismo.
Il presidente di An è rimasto sempre coerente con quella linea e se nel 2005 non partecipò alla marcia pro-Israele a Roma fu solo perché, ricoprendo ancora il ruolo di Ministro degli Esteri, la sua presenza sarebbe stata strumentalizzata. Lo spiegò chiaramente e tutti lo compresero. Più recentemente si è schierato decisamente contro la politica antisionista dell'Iran e contro il tentativo del presidente Ahmadinejad di realizzare la bomba atonica.
Per tutto ciò va elogiato e praticamente tutti gliene rendono merito. Ma adesso sembra che il suo "tifo" per lo Stato di Israele sia diventato un'ossessione. E' andato oltre. Ha parlato a sproposito, se non altro per il fatto che non bisognerebbe neanche stilare la classifica degli atti ignobili. Sono ignobili e basta.
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