FUSIONE A FREDDO IN SALSA GIAPPONESE
I ricercatori dell'Universita' di Osaka a un passo da una svolta epocale?
Saranno contenti i sostenitori delle energie ecocompatibili. Se il prossimo 22 maggio il Professor Yoshiaki Arata dell'Università di Osaka riuscirà a dimostrare, nell'esperimento pubblico, la produzione di calore tramite un reattore a camera singola collegato a un mini motore termico, allora, avrà riprodotto a livello macroscopico la fusione fredda .
Proprio così, la fusione fredda, quella della quale di parla con scetticismo dal 1989, da quando Fleischmann e Pons comunicarono alla comunità scientifica di avere tra le mani, con una strumentazione chimica, una reazione molto simile alla fusione nucleare a temperatura ambiente. Purtroppo, l'esperimento dei due scienziati ebbe più smentite che conferme e suscitò un alone di scietticismo e dubbi intorno alla possibilità di sviluppare l'energia pulita. Tuttavia alcuni ricercatori, tra cui un gruppo italiano dell'Infn che fa capo a Francesco Celani dei Laboratori nazionali di Frascati, hanno continuato a lavorare per raggiungere questa panacea.
La fusione fredda, quella che risolverebbe tutti i problemi legati alla scarsità dei giacimenti petroliferi, alla ricerca di energie alternative, all'inquinamento ambientale, alle emissioni di CO2, l'effetto serra, lo scioglimento dei ghiacci, la conseguente estinzione degli orsi polari e, per scendere al nostro livello, il caro benzina. Una rivoluzione.
Ci auguriamo che il team del professor Arata abbia davvero gli strumenti in grado di rendere il mito della fusione nucleare a freddo, una realtà. Occhi puntati dunque, in Giappone, e con le dita intrecciate!
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