FESTA (ITALIANA) DEL CINEMA
Alemanno attaccato dalla stampa anglosassone per la sua scelta anti-hollywoodianaLe prime due edizioni della Festa del Cinema, evento creato a Roma dalla giunta Veltroni, hanno attirato grandi star internazionali. Le immagini relative alla kermesse capitolina hanno fatto il giro del mondo, portando lustro alla città. Il rovescio della medaglia è stato che i "comuni mortali" non hanno visto assolutamente nulla della festa, che invece continuava ad essere presentata come un evento vissuto con gioia dall'intera collettività. E' stato, questo si, un vero godimento per l'elite culturale e politica. Ma tutti gli altri l'hanno solo subita.
Ora, il nuovo sindaco Alemanno propone di cambiare le fondamenta stesse della concezione veltroniana della Festa, chiudendo la porta alle star di Hollywood, a parte qualche ospite, e facendola diventare la Festa del Cinema italiano, collegata con la consegna dei David di Donatello e tesa a promuovere la produzione cinematografica nazionale e di Cinecittà in particolare.
Va detto che alla maggior parte dei romani, almeno per ora, la questione non interessa molto. Sulla stampa, invece, la polemica si è fatta feroce e si è allargata fuori dei confini nazionali. Sunday Times, Variety e Hollywood Report, in particolare, hanno sparato a zero sul sindaco. Il Sunday ha colto l'occasione per associare Alemanno a Mussolini, definendolo "Duce di Roma" e affermando che "l'ex-fascista" avrebbe messo nella sua lista nera le star di Hollywood, ed alcune in particolare, come George Clooney, simpatizzante di Veltroni.
Di certo, "cacciare" le star anglosassoni non significa avvicinare la gente alla Festa ed al mondo del cinema, anzi questo aspetto, l'unica vera criticità dal nostro punto di vista, non è stato per ora assolutamente considerato. Ed ecco perché il dibattito in corso non entusiasma le masse. E' un paradosso, perché in Italia il cinema potrebbe essere vissuto come un patrimonio condiviso e fonte di unione ed orgoglio. Se l'iniziativa di Alemanno punta a questo, ben venga il ridimensionamento della presenza di Hollywood, ma se ciò deve invece servire soltanto a peggiorare l'immagine della Festa nel mondo, declassandola da evento mondiale a mera vicenda italina se non addirittura romana, il nuovo sindaco ci pensi bene. Anche perché rivalutare il cinema italiano non significa ignorare la produzione estera. Atteggiamenti "autarchici" di questo tipo non sono soltanto anacronistici, ma anche penalizzanti per lo stesso cinema italiano che si vorrebbe aiutare a crescere.
La questione non è per niente semplice. A favore dell'idea di Alemanno gioca anche l'argomento di diversificare l'evento romano dal Festival di Venezia. E poi, per dirla tutta, è in corso una resa dei conti politica. Alemanno vorrebbe infatti "togliere di mezzo" Goffredo Bettini, esponente del PD e presidente della Festa del Cinema, ma le pressioni internazionali porteranno certamente il sindaco a ridimensionare le sue affermazioni. La discussione è ancora aperta e quando c'è polemica la gente si schiera...
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