07/03/2008, Alessandro Larussa
Stilisti in cerca di evasioni potrebbe essere il titolo del servizio del settimanale "
L’Espresso" sui rapporti tra fisco e case di moda. Le inchieste condotte dall’ Agenzia per le entrate,riportate dal settimanale, hanno messo in evidenza una diffusa passione degli stilisti nostrani per il “nero” che era passata inosservata agli occhi degli esperti di moda. Così veniamo a sapere che il modello meno riuscito della premiata ditta
Dolce&Gabbana è stato, negli ultimi anni, il famigerato”740”. Dopo una verifica in azienda, gli uomini dell'Agenzia delle entrate di Legnano contestano alla società Sto.Tex Srl, controllata all’80% dalla Dolce&Gabbana Industria spa, "gravi omissioni" nella quantificazione delle "giacenze di magazzino": una montagna di merce "che sembra sparita dai depositi" e in "realtà sarebbe stata rivenduta agli stockisti in nero". Un giro d'affari clandestino che avrebbe permesso alla Sto.Tex di nascondere redditi per 2 milioni e 445 mila euro. Per questo la società è stata condannata a pagare una multa che, tra imposta evasa e sanzioni, ammonta a quasi 2 milioni di euro. Diverso il caso di
Salvatore Ferragamo, al quale è stata contestata l’accusa di “esterovestizione”: la localizzazione della holding in Olanda sarebbe solo “una facciata legale” per evitare di versare il dovuto all'Erario in Italia. Gli ispettori del Ministero delle Finanze ipotizzano una evasione fiscale superiore ai 20 milioni di euro. Ma Dolce&Gabbana e Salvatore Ferravamo sono solo gli ultimi di una serie di Vip finiti sotto la lente d’ingrandimento degli 007 del fisco. Quest’estate aveva tenuto banco la telenovela tra
Valentino Rossi e il fisco, col campione di Tavullia che alla fine ha patteggiato una multa di 20 milioni di euro. Nei mesi successivi era toccato ad altri campioni dello sport, come
Giancarlo Fisichella,
Fabio Capello e
Marco Van Basten. L’ultima a finire nella rete dei controlli fiscali è stata
Ornella Muti. Per il Fisco l’attrice avrebbe mentito sulla sua residenza a Montecarlo, essendo dimostrabile “la sua presenza radicata nel territorio italiano”. I giudici hanno quindi condannato l’ex sex symbol a pagare una multa di oltre due milioni di euro.