''I Giochi di Pechino sono stati veramente eccezionali, attraverso questi Giochi il mondo ha imparato qualcosa in più sulla Cina e la Cina ha conosciuto qualcosa in più sul mondo''. Lo afferma il presidente del Comitato olimpico internazionale, Rogge, ma non tutti sono d'accordo. Di certo chi pensava che nel corso delle Olimpiadi gli oppositori del regime avrebbero potuto approfittare dell'eccezionale palcoscenico offerto per dar vita a manifestazioni di protesta ha dovuto ricredersi. Non è accaduto niente del genere ed il governo di Pechino ha mostrato solidità e fermezza. Del resto, non c'era da augurarsi che i Giochi venissero "politicizzati".
Come abbiamo sempre sostenuto, ci sono molte cose che non vanno nel regime cinese ed il mondo è chiamato ad interessarsene non solo per motivi "umanitari", ma anche per salvaguardare i suoi interessi economici con regole internazionali condivise, a cominciare dalla tutela dei lavoratori e dell'ambiente. Tuttavia, lo sport è un'altra cosa.
Ci piacerebbe, invece, che coloro i quali hanno espresso con determinazione, durante il "tour" della fiaccola olimpica, il proprio sdegno per la repressione dei tibetani non lasciassero scivolare rapidamente fra le cose "fuori moda" anche questa causa.
Detto ciò, bisogna considerare anche un'altra questione. I cinesi hanno oggi il più alto tasso di fiducia del mondo, l'86% di loro si dichiara ottimista e le Olimpiadi non hanno fatto altro che rafforzare l'unità nazionale. Il primo posto ottenuto nel medagliere davanti agli Usa, come è stato già rilevato, simboleggia il ruolo di superpotenza raggiunto dalla Cina anche e soprattutto al di fuori dello sport.
Un freno alle ingiustizie perpetrate in Cina potrà davvero innescarsi solo quando una massa consistente di cinesi lo vorrà, ma sembra che siamo davvero lontani da una situazione del genere. Insomma, nessuno può imporre ai cinesi di cambiare se la maggioranza della popolazione crede (più o meno) di dover procedere per la strada attuale. Tuttavia, la comunicazione con l'esterno può far nascere esigenze nuove ed in questa prospettiva le Olimpiadi hanno gettato un "seme" importante.
La "rivoluzione" potrebbe partire dall'emergenza ambientale. Infatti, in vista dei Giochi sono state applicate ingenti misure per abbassare, per quanto possibile, il livello di inquinamento dell'aria di Pechino, a tutela soprattutto degli atleti. Questi provvedimenti hanno creato problemi non indifferenti alla popolazione. Molti sono rimasti senza stipendio per settimane poiché la fabbrica in cui lavorano è stata costretta temporaneamente a chiudere. Ebbene, stravolgimenti di questo tipo non possono non aver innescato degli interrogativi fra i cinesi su quanto sia giusto che l'aria da loro respirata quotidianamente venga considerata irrespirabile dal resto del mondo e quanto sia ingiusto che il progresso industriale senza regole faccia peggiorare in modo così evidente le loro condizioni ed aspettative di vita.
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