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13 Marzo 2010 08:08
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Poche ore prima l’annuncio di Maradona come nuovo cittì dell’Argentina. Deve essere stato un segno del destino, visto che la sera stessa un tal di nome German Denis, professione attaccante, anch’egli argentino come el Pibe, siglava una splendida tripletta che permetteva al Napoli di avere la meglio sulla Reggina e di issarsi in testa alla classifica, staccando l’Inter miliardaria e tenendo a debita distanza il Milan dei palloni d’oro. Un segno del destino? Una coincidenza fortuita? E allora, perché non sognare in grande in questo pazzo campionato? Un campionato dove la Roma annaspa (rinviata per pioggia la partita contro la Samp), la Juve balbetta distratta dalla Champions, e l’Inter è ancora alla ricerca di un’identità vincente. Certo, almeno sulla carta la formazione azzurra è inferiori alle milanesi, ma a Fuorigrotta si respira una certa aria magica. Domenica sera c’è la sfida verità a San Siro, contro il Milan di Ancelotti. Una tesi di laurea per gli uomini di Reja, che in caso di vittoria non potranno più nascondersi.
Sarà un match spettacolare, vista anche la buona vena del diavolo che a suon di vittorie scavalca l’Inter in classifica dopo tre lunghi anni passati alle spalle dei nerazzurri. Mourinho trova un buon punto a Firenze, ma contro i viola privi di Mutu e Gilardino si poteva certamente fare di meglio. Ritrova il sorriso anche la Lazio di Delio Rossi, agevolata da un clamoroso autogol di Mantovani che permette ai biancocelesti di battere il Chievo 2-1 in trasferta. A Marassi, il Genoa detta sempre legge: stavolta a dover pagare dazio è un Cagliari che comunque non sfigura.
Crisi superata per la Juve, che dopo le vittorie con Real Madrid e Torino inanella una preziosa affermazione a Bologna grazie ad un Nedved che sembra aver scoperto la pozione per l’eterna giovinezza.
Abbiamo aperto con il Napoli, chiudiamo con l’Udinese, l’altra meravigliosa capolista del campionato. La vittoria a Catania è solo l’ultimo piccolo capolavoro di una squadra giovane, bella, sbarazzina ma allo stesso tempo tremendamente cinica e spietata. Non stiamo più parlando di una provinciale, ma di un team oramai maturo per il salto di qualità . Non solo Totò Di Natale (peraltro out per infortunio), Quagliarella e Pepe: ci sono i centrocampisti Inler e Isla, l’attaccante Floro Flores e quel campioncino assoluto di nome Alexis Sanchez. Giocatori pescati chissà dove, pagati con il resto di una cena al ristorante e che la società rivenderà fra qualche anno a peso d’oro. Una formula che funziona da oramai più di dieci anni. Voi direte: eh vabbhè…se vendono ogni anno i pezzi pregiati non vinceranno mai niente! Intanto dopo nove turni i friulani guardano dall’alto tutti i top team…
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