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THE BURNING PLAIN

THE BURNING PLAIN

La recensione (DAL NOSTRO INVIATO AL FESTIVAL DI VENEZIA)

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31/08/2008, Endrio Martufi

Si spengono le luci, parte la proiezione, girano le immagini che dal vento gelido di Portland ci conducono direttamente dentro il film. Sono le fredde sequenze del corpo nudo di Charlize Theron, in una camera fredda, senza emozioni, senza odori, senza sapori. Un’altra inutile notte di sesso. Entriamo così nell’opera diretta da Guillergo Arriaga , ci caliamo nel mondo “stonato” di The Burning Plain.

Due storie parallele, divise dalla diversità delle emozioni e ben distinte da una fotografia che ama giocare sulla contrapposizione tra i toni glaciali di Portland e quelli caldi di uno sfondo ai confini col Messico. C’è una ragazza, Mariana, che perde improvvisamente la madre Gina (la straordinaria Kim Basinger) durante un incendio, portando tra le fiamme il “peccato” di aver tradito la sua famiglia con un amore clandestino. E poi c’è Sylvia (Charlize Theron), una gelida donna di Portland che sembra dover fare i conti con un passato sconvolgente. Ed infine Maria, una bambina che ben presto diventerà il punto di aggancio tra le due storie. E chi è in realtà Sylvia? Una storia assolutamente intrigante , carica di emozioni e di dolore. Il viso della già premio Oscar Charlize Theron che attraverso le espressioni facciali è capace di portare, nascondere, e allo stesso tempo svelare tutto il dolore di un passato che non si dimentica. The Burning Plain è un capolavoro scritto e diretto dallo sceneggiatore di Babel, e ne ricorda vagamente i tratti. Ma è anche molto di più. E’ qualcosa che lascia senza fiato, è l’esplorazione della fragilità di tutti noi e dell’incapacità di comprendere e comprendersi. I genitori commettono errori, i figli stentano a capirli, ma mai nessuno si chiede quali siano le ragioni che possono scatenare un gesto apparentemente sbagliato. Noi non ci capiamo, noi non siamo capaci di comprendere, e paghiamo per tutto ciò che lasciamo accadere. E, forse, per capire i propri genitori c’è bisogno di provare per una volta a vivere sulle loro orme. Mariana indossa la sottoveste che un tempo fu di sua madre, e prova a cancellare il suo dolore attraverso una storia d’amore col figlio dell’amante di sua madre. E’ la scena che illumina il passaggio cruciale di questo strano film, la trasfigurazione in qualcosa che può aiutare Mariana a capire. Ma non basta, tutto ciò non è sufficiente. Per ogni gesto c’è sempre un prezzo da pagare. Però forse per tutti c’è possibilità di espiazione, proprio come suggerisce il finale del film, salutato dal caldo applauso di un pubblico particolarmente partecipe.

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