Estate e cinema sono due parole che raramente si incontrano. Forse perché siamo abituati a pensare alla sala cinematografica come un luogo tipicamente invernale, dove riscaldarsi dai freddi inverni e assistere ad una proiezione più o meno interessante. Ma in realtà questa è una tendenza che anno dopo anno perde la sua veridicità. Basta guardare le innumerevoli uscite estive degli ultimi anni e ci si può rendere conto dell’ormai avvenuta controtendenza.
E come potevano i fratelli Vanzina farsi scappare un’occasione del genere? Detto, fatto. Trionfa ai primi posti della classifica dei film più visti in Italia Un’estate al mare, ovvero la trasposizione estiva del classico e ormai ridondante Vacanze di Natale. Un cast pieno di vecchie glorie, come Ezio Greggio, Gigi Proietti, Lino Banfi, Nancy Brilli e di starlette in cerca di lanci pubblicitari, in altre parole Alena Seredova. E il fenomeno che è già stato ribattezzato “cinecocomero”, è semplicemente il solito investimento economico, fatto di trame semplici intrise di corna e demenziali risate. E impazzano i sondaggi sul web, nelle radio, nei programmi televisivi. Ci si chiede: è giusto programmare le uscite dei film in piena estate? Certamente sì, visti i risultati, se si tratta di un prodotto confezionato ad hoc. Forse no, se parliamo di prodotti che meriterebbero un pubblico più vasto, che nonostante il manovrato cambiamento, resta quello invernale.
Pensiamo all’estate 2008. Da Boogeyman 2 passando per il pluripubblicizzato E venne il giorno per finire con Wanted, ci troviamo di fronte una serie di film dalla dubbia qualità artistica ma che in un’altra collocazione avrebbero potuto catturare un pubblico sicuramente più vasto. E poi Funny Games del regista austriaco Michael Haneke, un film di cui tanto si è discusso, per un parallelismo con il cult di Kubrick Arancia Meccanica, e per l’interessante (seppur cruda) riflessione sul concetto di violenza. Un vero spreco.
Giusto o no, le ragioni delle uscite cinematografiche estive possono esssere svariate: dalle difficoltà di collocazione nei palinsesti invernali ad un marketing appositamente studiato al puro autolesionismo. Di fatto, è più facile che una bollente giornata estiva ci conduca al mare piuttosto che tra le mura di un cinema, seppur dotato di aria condizionata.
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