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15 Marzo 2010 21:34
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Stefano Benni, classe 1947, e' da molti considerato il miglior scrittore italiano contemporaneo. La fama – meritata – e' dovuta a quel suo modo di scrivere cosi' acuto, originale. Appassiona perche' piu' che narrare riesce a fare cose con le parole. Quello scrivere che e' poesia nel senso etimologico di ''fare'', ''comporre'' (poiesis in greco).
Ed anche questa volta ha mantenuto la promessa di stupirci, farci sorridere e magari arrabbiare per come va il mondo. Basta affacciarsi nel suo sito ufficiale per scoprire un breve racconto.
Con una narrativa sempre ad effetto Benni ci snocciola davanti le cose che accadono sotto i nostri occhi in questi giorni da una prospettiva parodica e scanzonata.
Ecco quindi che se l'assai discusso Ministro Gelmini riforma la scuola con riduzione docenti e un anacronistico ritorno all'antico per risanare le bucate casse dello Stato, Benni riesce a tradurre il tutto in un taglio della fantasia.
Il risultato? Il Mostro Unico, così come voluto dal DMU (Decreto Mostro Unico).
Esilarante, brillante, acutissima immagine del taglio alle scuole, Benni racconta la lotta agli sprechi che tagliati gli insegnanti – rimesso in cattedra un unico maestro – si riversa sul mondo delle favole.
E se le sorellastre di Cenerentola sono ben tre, i Quaranta ladroni una comitiva decisamente ingombrante e costosa ecco l'ultimo taglio al mondo dell'infanzia. Sfatato il mito del pluralismo anche l'immaginazione dovrà accontentarsi di un solo facinoroso fanatico antagonista.
“Sarà proibito leggere favole che contengano più di un mostro o di un cattivo, con relativo aggravio per la spesa pubblica, e soprattutto si dovrà, in ogni fiaba, sottolineare la natura perversa, facinorosa e vetero-comunista di questo mostro”.
Ed i tagli alla favolosa vita dei bambini sono dovuti alla prima necessità economica di abbattere i costi – come se educare alla fantasia fosse solo un gioco dispendioso da annoverare nei costi – ma anche a controllarne i pericolosi voli pindarici.
Le favole sono troppo fantasiose, troppo traboccanti di visionaria immaginazione. Meglio del sano realismo che eviti i fuori tema e sciolga le briglie della fantasia.
Ancora una volta Stefano Benni ci apre gli occhi. Ci fa sorridere. Un po' crucciare.
Con la letteratura ci apre gli occhi al mondo. E con quella stessa arte dal mondo ci redime. La letteratura che denuncia le viscide regole cui siamo troppo spesso passivamente soggiogati.
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