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16 Marzo 2010 17:46
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Fino al 31 maggio al Palais de la Monnaie di Parigi l’arte della fotografia prende il nome di David Lachapelle. Una retrospettiva che vuole rendere omaggio ad uno dei fotografi contemporanei più importanti del mondo, divenuto celebre anche per aver ritratto una lunga sequela di star. Circa 200 opere selezionate accuratamente ed esposte con astuzia per celebrare un artista controverso e fautore di una messa in scena a cavallo tra arti plastiche e teatro. Per Lachapelle la foto non é mai l’attimo che cattura un imprevisto hic et nunc, ma un modo per ricostruire attentamente una scena, con un artificio tipico della pittura ma con l’aggiunta di quel realismo ( a volte remoto) capace di entrare nelle viscere del messaggio preposto.
Tante opere, tanti colori e tanti, tantissimi punti caldi toccati dall’artista. Al centro della sua poetica il mondo, illuso e deluso da se stesso, pronto a collassare per causa delle sue stesse mani, schiacciato dai mostri che produce. Temi forti, nascosti dalla maschera del colore e dell’ironia, che a tratti può confondere lo spettatore nel percepire il senso di ciò che osserva. Ma per David l’uomo crea e poi distrugge, fino ad essere distrutto. E come suggeriscono alcune opere al limite dello shock visivo, tenta di salvare sempre il savabile, carico del proprio egoismo. L’uomo è pura e semplice forma, è avido di bellezza o di cieca vanità. Sarà per questo che molte donne dello show business sono divenute le sue muse ispiratrici, da Madonna a Cameron Diaz, da Naomi Campbell a Paris Hilton, fino alla sua icona per eccellenza, la transessuale Amanda Lepore. E’ con lei che Lachapelle prova a scavare nei riferimenti pop, scimmiottando la Marylin di Warhol, restituendole nuova forma ed allo stesso tempo deformità. Chi è l’uomo moderno? A tratti una figura a cavallo tra sciocco consumismo e spiritualità assente. Nelle lunghe e disarmanti immagini in cui Cristo fa la sua comparsa sulla terra, si ha quasi la sensazione che il divino sia tra noi e che allo stesso tempo non ci sia. Le immagini sono comunque dense di significato, e pronte a prostrarsi al gioco dell’interpretazione.
Un lungo percorso espositivo, di cui oltre alle opere più blasonate sono apprezzabili le realizzazioni più recenti, le ricostruzini in 3d con la sovrapposizione di immagini su cartone, e sicuramente gli scatti sott’acqua, davvero belli ed intensi.
Per chi è amante della fotografia, ma anche del personaggio e della ricostruzione scenica ai limiti dell’esasperazione, non c’è che da prendere il primo aereo per la Ville Lumière.
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