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17 Marzo 2010 21:37
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Questa volta al posto dei lucchetti ci sono le caramelle e la luna. La storia di “Scusa, ma mi chiamo amore”, terza opera dello scrittore cult per il mondo giovanile Federico Moccia, si sviluppa nella città che l'autore conosce di più, Roma. Due mondi a confronto: quello dei trentenni e quello dei quasi diciottenni in vista della maturità scolastica. Lei, Niki, tipica ragazza in cerca di sé stessa affiancata dalle sue Onde, le amiche del cuore; lui, Alex, rampante art director appena scaricato dalla sua storica fidanzata. I due mondi così diversi si incontrano e nasce un effetto calamita sino all'inevitabile lieto fine. Quello che ti attrae dei romanzi di Moccia è anche quello che ti respinge. L'isola dei sentimenti rappresentata in modo realistico dall'autore è presente in tutte le pagine del romanzo. La figura del traditore impenitente Pietro, amico di Alex, e quella dell'amica di lei, Olly, tutta sesso e doppi sensi, sono solo alcune tra i tipi inseriti magistralmente da Moccia. Un romanzo forse scontato, giovanilistico, ma in cui sia gli adulti che i teen ager possono immedesimarsi e magari riaprire il cassetto della memoria chiedendosi “se fossi stato/a nei panni di Alex o di Niki mi sarei innamorato/a?”.
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