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15 Marzo 2010 02:35
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Mentre sono in molti gli artisti che si lasciano tentare dalle nuove strategie di marketing e pubblicano interi cd on-line, è notizia recente che a urlare fuori dal coro sono gli U2.Il loro manager, Paul McGuinness, ha criticato pubblicamente i Radiohead, sostenendo che la band stia contribuendo ad aumentare l'illegalità del download “affossando definitivamente la discografia mondiale”.
Tutto è iniziato quando pochi mesi fa i Radiohead, hanno messo on-line tutte le tracce del loro ultimo lavoro, In Rainbows, permettendo a chiunque di scaricarle al costo di un'offerta libera, che poteva essere anche zero. Risultato: solo un terzo di quanti hanno scaricato l'album ha pagato, gli altri hanno approfittato della gratuità.La mossa però ha rivelato la sua genialità a distanza di tempo, quando cioè i Radiohead hanno messo in vendita quel Cd in un formato reale, chiamato Disc-box e pieno di chicche che hanno fatto impazzire i fan. Insomma, poco dopo l'uscita sul mercato anglosassone, il Disc-box si è piazzato in testa alle classifiche di vendita, ripagando il coraggio della band.
Dopo di loro è stato il momento dei Nine Inch Nails, che hanno pubblicato il loro Year Zero direttamente sul sito web ufficiale, permettendo a chiunque di scaricare gratuitamente i brani, e anzi richiedendo espressamente ai fan di modificarli e caricarli sul sito per condividerli “con il resto del mondo”. Interattività al massimo grado.
Insomma: pare proprio che si stia aprendo una strada nuova, seguita anche da diversi altri, che aggira il lavoro delle case discografiche e immette la musica sul mercato in tempi brevissimi e in formati esclusivamente digitali.La polemica di McGuinness si inserisce in un clima a dir poco infuocato, dal momento che i due schieramenti – favorevoli e contrari al P2P – sono entrambi molto solidi e in possesso di valide argomentazioni. I favorevoli, cioè i musicisti, sostengono che la pubblicazione on-line dei brani favorisce un rapporto diretto con il pubblico e consegna alla band autonomia nelle scelte (nonché la possibilità di aggirare le etichette discografiche ed ottenere un guadagno netto tutto per loro).I contrari sono ovviamente proprio i vari produttori, che vedono in bilico il loro lavoro, temono di venire esclusi dal business e parlano di illegalità e pirateria.
Al momento sembra un po' presto per dare un giudizio e schierarsi dall'una o dall'altra parte. È certo che le possibilità tecnologiche di Internet stanno cambiando profondamente il mercato, ed è naturale che sia le band sia i produttori dovranno sapersi rinnovare, naturalmente anche alla luce delle necessità e degli apprezzamenti del pubblico.
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