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18 Marzo 2010 15:22
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Diciamo subito che a noi i Baustelle piacciono, e molto anche.
Quell'aria radical-chic e snob di chi si sente un po' illuminato la sopportiamo anche, se possiamo avere in cambio della buona musica, che vuol dire bei testi e sonorità ricercate.
Anche noi, come molti fra il pubblico e la critica, abbiamo amato Amen (2008), il loro ultimo disco, un lavoro che racchiude tutta l'amarezza della band di fronte al mondo, con brani che lasciano poca speranza sul futuro dei giovani (Charlie fa surf) e della società (Il liberismo ha i giorni contati) e sulla possibilità di miglioramento (Baudelaire).
Dunque li abbiamo amati, per l'ultimo disco come per i precendenti.
E poi?
Poi a rovinare tutto ci ha pensato il live di venerdì sera a Villa Ada, nell'ambito della rassegna Roma Incontra il Mondo.
Quello che è sembrato subito evidente è che i Baustelle, timidini e privi di grinta, non sono di certo animali da palcoscenico. E vabbè, lo avremmo anche accettato, se almeno ci avesse convinto la loro musica. Invece ecco la delusione: Rachele e Francesco hanno delle bellissime voci, ma che non riescono a controllare perfettamente. E come se non bastassero le loro plurime stecche, anche la band (sette persone in totale) non è apparsa così affiatata come ci aspettavamo, come dovrebbe essere per un gruppo che ha alle spalle diversi anni di esperienza.
Insomma, è vero che tra la versione ultra-patinata dei suoni dell'album e quella più scarna del live è normale (e doveroso) che ci sia differenza, ma la differenza non può consistere nella mancanza di cura. Invece è proprio questo ciò che ci ha impressionato negativamente: un'aria di sufficienza e una preparazione mediocre.
Continueremo a comprare i loro album, a sentire col cuore i loro testi, a concordare con quella visione apocalittica della situazione sociale attuale; ma aspetteremo un po' prima di tornare a un loro concerto, preferendo l'ascolto casalingo.
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